Sempre più spesso si sente parlare dell’industria 4.0 definita da molti come la quarta rivoluzione industriale. In sostanza si parla di un processo nel quale, oltre all’introduzione dei robot nei processi manufatturieri (terza rivoluzione industriale), si affacciano le cosiddette tecnologie abilitanti formate da robotica collaborativa, internet of things, big data, cyber security, realtà virtuale ed aumentata e quant’altro.
Il termine “Industrie 4.0” sarebbe stato utilizzato per la prima volta nella fiera di Hannover (Hannover Messe) in Germania, una fiera di importanza mondiale sui temi delle tecnologie industriali, della ricerca e dello sviluppo.

Il concetto di Fabbrica Intelligente su cui fa perno l’industria 4.0 è l’interconnessione delle persone prima di tutto e poi delle macchine e dei dispositivi.
Per metterlo in pratica si tratta prima di tutto di aggiornare le competenze dei singoli manager e dei professionisti, poi di crescere consapevoli che il capitale umano rappresenta il vero volano per far muovere gli investimenti nel medio periodo, e di conseguenza avere una visione strategica che non consideri esclusivamente la propria fabbrica ma anche il Paese Italia.

3 assi principali

La Fabbrica Intelligente

Con un parallelismo possiamo rappresentare la Fabbrica Intelligente con criterio geometrico su 3 assi principali:
1) approccio IT applicato all’industria: il concetto di metodologie Agile, Lean Manufactoring e WCM (World Class Manufactoring) come metodo per la maggior efficienza e il miglior uso di tutte le risorse produttive nella catena del valore;
2) strumenti informatici esperti: le informazioni industriali come elemento chiave della produttività della fabbrica e nuovo asset aziendale;
3) l’uomo al centro comunque: una prospettiva che valorizza da un lato l’adattabilità delle figure professionali all’ambiente di lavoro in perenne cambiamento anche integrando nuovi concetti operativi e dall’altro il cliente che è al centro del sistema.

La risultante è lo spostamento dei ricavi dal prodotto ai servizi, e lo sviluppo di modelli di business orientati alle nuove tecnologie, per esempio l’e-business B2B e B2C o il semantic web.

Nasce quindi la necessità di riprogettare ed ingegnerizzare il ciclo vita del prodotto/processo orientandosi verso economie circolari o di condivisione, che consentano una maggiore sostenibilità industriale ma soprattutto una riduzione degli sprechi.
Bisogna comunque tener presente che concentrarsi esclusivamente sul servizio, dove notoriamente gli investimenti sono più limitati e i ritorni sono più rapidi, potrebbe portare a trasferire la fase di fabbricazione dei prodotti nei paesi con un minor costo della manodopera, creando così nei paesi di origine perdite di posti di lavoro e di know-how elementare.
Occorre perciò che venga generata la consapevolezza che l’intero processo industriale deve essere concepito sui concetti di rigenerazione e di simbiosi tra le aziende: i rifiuti di qualcuno possono diventare una risorsa per qualcun altro, a differenza di oggi dove il consumo determina la durata del prodotto.

industria 4.0

Un processo inarrestabile

L’industria 4.0 non è un’occasione per le aziende che vogliono cogliere opportunità e progettare nuove soluzioni, ma un processo inarrestabile di trasformazione che investe tutti i settori dell’economia, non solo quello manifatturiero, e che coinvolge tutte le risorse e le leve in grado di migliorare ed ottimizzare i risultati dell’impresa.
La Fabbrica Intelligente non riguarda solo l’interconnessione delle persone con i dispositivi ma lo strettissimo collegamento tra tutti gli aspetti che impattano sulle aziende: produzione, welfare, sistemi educativi, ecologia, ecc.

È per questo che ormai non si parla più di “Industrie 4.0” ma di “Impresa 4.0” e che è necessario rompere gli schemi e diventare protagonisti di questo futuro.

 

A. R.
Senior Software Developer